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ICC/Ifo: economia mondiale in netta ripresa

Prosegue la ripresa dell’economia mondiale e migliora l’indice economico rispetto all’anno passato, con buone prospettive per i prossimi sei mesi: è quanto emerge dall’ultimo sondaggio sullo stato dell’economia mondiale (WES – World Economic Survey), reso pubblico l’ultima settimana di febbraio. Il sondaggio, cui hanno preso parte un totale di 1080 esperti di 90 paesi, viene realizzato dalla ICC in collaborazione con l’Ifo, Istituto di ricerca economica dell’Università di Monaco di Baviera.
Le tre principali regioni (Nord America, Asia ed Europa occidentale) hanno visto l’indice del clima economico mondiale aumentare in modo significativo per le aspettative relative ai primi quattro mesi del 2006 e l’economia globale sembra destinata ad una crescita ulteriore ancora per i due mesi successivi, coprendo quindi positivamente la prima metà dell’anno.
La crescita economica è evidente anche nell’Europa occidentale, con un miglioramento in tutti i paesi della zona-euro rispetto all’ultimo rilevamento effettuato nell’ottobre 2005.
Per quanto riguarda l’andamento dell’inflazione le aspettative tendono verso l’alto, sebbene siano di poco più basse rispetto al 2005; il lieve decremento sarebbe attribuibile alle attese di un aumento dei prezzi del 2,8% nell’America del Nord, dato inferiore al 3.2% del 2005.
Stabile la situazione in Europa, mentre un lieve aumento si registra per l’Asia, dove gli esperti prevedono anche un aumento dei tassi di interesse delle banche.
Dal sondaggio emerge inoltre che l’aumento del prezzo del petrolio, il terrorismo e l’enorme deficit di bilancio statunitense costituiscono le principali minacce all’economia globale. Infatti, 870 economisti di 80 paesi hanno contribuito alla realizzazione di una speciale sezione del WES in cui è risultato che molte imprese dell’Europa occidentale hanno reagito all’aumento del prezzo del petrolio migliorando l’efficienza dell’energia, in particolar modo in Germania, Svezia, Paesi Bassi, Finlandia e Belgio; in minor misura in Canada, Stati Uniti, Nuova Zelanda ed America latina.
Sensibili a questo tema sono anche la maggioranza dei paesi asiatici, specialmente Giappone, Thailandia, Cina, Taiwan Sri Lanka, Indonesia e Corea del Sud. Sud Africa ed Australia dal canto loro hanno controbilanciato l’impatto negativo del rialzo del prezzo del petrolio, aumentando le esportazioni di gas e carbone.
Lo studio sottolinea infine che è ancora basso l’impegno in favore dl miglioramento dell’efficienza energetica nelle imprese del settore non-petrolifero nei paesi dell’ex URSS, dal momento che molte grandi imprese di quella regione non possiedono risorse finanziarie sufficienti per gli investimenti necessari.

 

 

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