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AMBIENTE E SVILUPPO SOSTENIBILE

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La Camera di Commercio Internazionale promuove uno sviluppo sostenibile che abbraccia in una unica visione crescita economica, sviluppo sociale ed ambientale, dove l’innovazione e il miglioramento coinvolgano tutti gli aspetti della vita delle popolazioni.
Il mondo delle imprese acquista un ruolo importante per il contributo che esso può dare sia nel soddisfare le esigenze basilari della società attuale sia nel far ciò in maniera economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile. La ICC ha una lunga tradizione in materia di sviluppo sostenibile e di salvaguardia del patrimonio ambientale e promuove la tutela dell’ambiente mediante iniziative volontarie e codici di autodisciplina.


Carta delle imprese
Cambiamento climatico
Mediterraneo e sviluppo sostenibile
Dall’ambiente alla responsabilità sociale delle imprese
Global Compact
Premi ICC-UNEP/ICC-UNDP

Carta delle Imprese
E' del 1991 l'adozione della “Carta delle imprese per uno sviluppo sostenibile”, presentata dalla ICC alla Conferenza del 1992 delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo come il “manifesto” delle imprese per il miglioramento delle performance ambientali, in un quadro regolamentare armonico.
Sottoscritta da migliaia di imprese ed associazioni imprenditoriali dei cinque continenti da quando fu presentata in occasione del Vertice mondiale sullo sviluppo Sostenibile di Rio de Janeiro nel 1992, essa rappresenta uno strumento di autoregolamentazione del mondo imprenditoriale in materia ambientale in risposta alle crescenti esigenze di tutela rispetto ad una attività produttiva potenzialmente aggressiva. Le più significative esperienze di gestione aziendale in condizioni di ecocompatibilità degli anni Novanta e di questo inizio di secolo hanno in effetti preso l'avvio proprio dalla Carta delle imprese della ICC.

Cambiamento climatico
Un tema di dimensione globale che da oltre 20 anni coinvolge Governi, imprese e popolazioni che hanno preso coscienza della sovranazionalità di un problema che nel lungo periodo può avere ripercussioni sulla vita dell'uomo.
Nel 1979 è indetta la prima Conferenza mondiale sul clima, ma solo nel 1992 durante la Conferenza Mondiale sull'Ambiente di Rio de Janeiro, viene firmata la "Convenzione sui Cambiamenti Climatici", entrata in vigore nel 1994 e ratificato ormai da circa 190 Stati.
La Convenzione sul Clima nasce dalla consapevolezza che i cambiamenti di clima del pianeta ed i suoi effetti negativi, provocati dalle attività umane che hanno notevolmente aumentato le concentrazioni atmosferiche di gas a effetto serra, costituiscono un pericolo concreto per l'umanità, dal quale non si può prescindere ulteriormente. La Convenzione si pone come obiettivo la stabilizzazione della concentrazione di gas serra nell'atmosfera a un livello tale da scongiurare pericolose interferenze delle emissioni sul sistema climatico, nell'arco di un periodo sufficiente a permettere agli ecosistemi di adattarsi naturalmente a cambiamenti di clima, in modo da garantire uno sviluppo economico e produttivo sostenibile. La stabilità climatica globale è infatti minacciata dall'aumento della concentrazione di alcuni gas, detti appunto gas-serra, presenti nell'atmosfera a causa delle emissioni legate alle attività umane. Le emissioni derivanti dalle attività antropiche alterano l'equilibrio energetico della terra, da cui deriva un aumento anomalo della temperatura atmosferica. L'aumento della temperatura atmosferica media è a sua volta la causa principale dei cambiamenti climatici. Questi riguardano l'aumento, in intensità e frequenza, dei fenomeni estremi (uragani, temporali, inondazioni, siccità ecc.), l'aumento del livello dei mari, la desertificazione, l'innalzamento della temperatura, la perdita di biodiversità.

Nel 1995, si svolge a Berlino la prima Conferenza delle Parti (COP-1), che diventa l'Autorità per la Convenzione e che si riunirà ogni anno in seduta plenaria nelle successive COP. Tra le più significative, citiamo la COP-3 nel 1997 che si conclude con l'approvazione del Protocollo di Kyoto, che impone a livello internazionale ai Paesi industrializzati la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel periodo 2008-2012 mediamente del 5,2% rispetto ai livelli raggiunti nel 1990.

Dal 1 al 12 dicembre 2003, a Milano si è svolta la COP9, la nona Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, conclusasi con l'adozione di numerosi decisioni che contribuiranno a rafforzare il quadro istituzionale della Convenzione e del Protocollo di Kyoto. La presenza della Camera di Commercio Internazionale alla COP 9 è stata rilevante: oltre alla partecipazione di numerosi delegati di vari Comitati Nazionali, ICC Italia ha assicurato la partecipazione di rappresentanti di imprese italiane a tavole rotonde e eventi collaterali e si è fatta promotrice, insieme a FAID - Federdistribuzione, di una iniziativa in materia di produzione ed utilizzo dell'energia elettrica con caratteristiche innovative di eco-compatibilità attraverso l'installazione di co-generatori di energia e calore alimentati a metano anziché con olio combustibile o carbone nei punti di grande distribuzione commerciale con l'obiettivo di pervenire ad una considerevole riduzione di emissioni di CO2 a danno dell'atmosfera.

La COP10 si è svolta a Buenos Aires, Argentina dal 6 al 14 dicembre 2004. La COP 10 è stata caratterizzata dal 10° anniversario dell' entrata in vigore della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, tema di discussione principale, in aggiunta a tematiche collaterali quali l'impatto del cambiamento climatico, le misure e politiche di adattamento e attuazione degli Stati Parti, le tecnologie studiate per la riduzione delle emissioni.

La COP 11, svoltasi a Montreal, Canada, svoltasi dal 28 novembre al 9 dicembre 2005, ha rappresentato un evento storico, festeggiando l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto a seguito della sottoscrizione da parte della Russia. Con un numero impressionante di partecipanti, oltre 10.000, la UNCCC rappresenta l'evento intergovernamentale più importante in tema di clima. Numerose decisioni sono state prese, dando così un forte impulso per rafforzare gli sforzi internazionali a favore della lotta contro il cambiamento climatico. La ratifica del Protocollo da parte della Russia il 12 novembre 2004 consente il superamento della soglia necessaria per renderlo operativo, avendo raggiunto il 61,6% delle emissioni totali di anidride carbonica dei Paesi industrializzati. Con l'entrata in vigore del protocollo 90 giorni dopo questa ratifica, quindi il 16 febbraio 2005, tutti gli Stati firmatari (ad oggi 128) sono obbligati a rispettare gli impegni presi entro i termini previsti. Per l'Italia - che ha ratificato il Protocollo il 31 maggio 2002 (legge 1 giugno 2002 n.120) - si tratta di ridurre le emissioni di gas serra del 6,5% rispetto al 1990 entro il 2012. Gli Stati Uniti, che da soli producono il 36,1% delle emissioni, non hanno mai ratificato il Protocollo di Kyoto.


Sviluppo Sostenibile e Mediterraneo
Un'area particolarmente sensibile alle tematiche ambientali per la biodiversità del suo ecosistema è la regione mediterranea. A tal fine l'Unione Europea, ed in particolare gli Stati membri rivieraschi tra cui l'Italia, hanno promosso, nel corso degli ultimi anni, una strategia di integrazione dell'ambiente nelle politiche comunitarie che prevede l'inserimento della protezione ambientale in tutti gli interventi delle istituzioni comunitarie.

Il problema ambientale del Mediterraneo riguarda in particolare gli impianti industriali, specie quelli per la produzione di energia, che sono spesso localizzati sulle coste, sui fiumi e negli estuari. I grandi impianti per la produzione di energia, petrolchimici, cementifici. costituiscono infatti la principale fonte di inquinamento atmosferico, emettendo grosse quantità di biossido di carbonio e, in funzione del tipo di combustibile e del tipo di filtraggi installati, di azoto, di composti dello zolfo, metalli pesanti, polveri. Le acque prelevate da alcuni impianti per il raffreddamento, che vengono reimmesse a temperatura più elevata, possono avere effetti positivi, aumentando ad esempio le potenzialità per l'acquacoltura, ma anche negativi, alterando gli ecosistemi.

Le più recenti legislazioni nazionali europee in materia di controllo e sicurezza degli impianti, di rischio industriale, sulle emissioni, sulla gestione dei rifiuti, le Direttive quadro sulla qualità dell'aria e sulle acque, solo per citare alcuni esempi, stabiliscono ed uniformano criteri e valori guida che consentono una buona compatibilità ambientale degli impianti stessi nei paesi dell' Europa. Altrettanto non si può dire per i Paesi della sponda sud, che adottano leggi nazionali diverse, a volte poco confrontabili con le normative europee.

In questo contesto è auspicabile l'adozione nei Paesi della sponda sud delle normative comunitarie (la direttiva EMAS - Ecomanagement and Audit Scheme) finalizzate a favorire politiche di sviluppo sostenibile nei settori produttivi e dei servizi (il settore turistico). Un esempio significativo è stato il progetto condotto da società italiane e finanziato dalla Unione Europea, che ha promosso l'introduzione degli strumenti di base (relazione sullo stato dell'ambiente, sistema di gestione ambientale), previsti dalla direttiva EMAS, nella città industriale di Kourigba in Marocco.

Per l'Italia in particolare, il Mediterraneo rappresenta una cultura, una politica, un'economia Nel contesto dell'estensione di una partnership bilaterale e multilaterale in campo ambientale con i Paesi della regione mediterranea, l'Italia ha ospitato a Catania dall'11 al 14 novembre 2003 la tredicesima Conferenza dei Paesi (COP 13) firmatari della Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo. La COP 13 è stata organizzata dal PAM – Piano di Azione Mediterraneo dell'UNEP, Agenzia delle Nazioni Unite per l'ambiente), dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, con il supporto della Presidenza della Regione Siciliana, del Comune di Catania, dell'Università degli Studi di Catania e della Onlus Amici per la Vita.

Oltre 500 delegati e 15 ministri, provenienti da 21 paesi delle due sponde del Mediterraneo (dai Balcani, al Medio Oriente al Nord Africa) si sono riuniti per consolidare ed estendere l'iniziativa italiana presentata a Johannesburg per la promozione delle energie pulite e rinnovabili nella Regione Mediterranea in nome della sostenibilità dello sviluppo.

ICC-Med (l'unione dei Comitati nazionali dei Paesi del Mediterraneo della ICC), ivi rappresentata dal Comitato nazionale italiano, ha portato la voce delle imprese nella Commissione per lo sviluppo sostenibile. Tra gli argomenti dibattuti, l'inquinamento da fonti terrestri e la tutela della biodiversità marina attraverso l'attuazione del Piano d'Azione Strategico (Strategic Action Plan - SAP), che identifica i principali problemi ambientali provenienti dalla terraferma, stabilisce i costi delle misure da adottare nonché le scadenze per la loro attuazione, e la sicurezza del trasporto marittimo. Nell'agenda del Vertice è stata data priorità all'informazione e al coinvolgimento dell'opinione pubblica per il diffondersi di una nuova consapevolezza ambientale “comune”. Al termine dei lavori è stata adottata una dichiarazione sulla tutela del mare che ha fissato una serie di misure pratiche e concrete per ridurre l'inquinamento e aumentare la tutela dell'ambiente marino.

Nell'ambito di questo impegno per lo sviluppo sostenibile, ICC Italia ha contribuito alla realizzazione di un quaderno per la diffusione della cultura scientifica realizzato, nel dicembre 2003, dal COPIT (Comitato di Parlamentari per l'Innovazione tecnologica e lo sviluppo sostenibile) dal titolo “Mediterraneo e Sviluppo Sostenibile“ relativo alle problematiche ambientali del Mediterraneo, delle sue caratteristiche e criticità, delle esigenze programmatiche e finanziarie a livello sia nazionale sia internazionale. ICC Italia ha dato il proprio contributo editoriale, sviluppando la tematica del “contesto euro-mediterraneo” in rapporto all' attività della Commissione Mediterranea sullo Sviluppo Sostenibile (CMSS), ai cui lavori partecipa unitamente ad altri Comitatinazionali dei paesi del Mediterraneo, Commissione creata nel quadro della “Convenzione di Barcellona” del 1976 e del Piano d'Azione per il Mediterraneo (PAM). Il Piano ha individuato diversi settori prioritari quali la gestione sostenibile delle zone costiere, la gestione delle risorse idriche, l' eco-turismo, la gestione urbana, l' industria e l' ambiente, l' agricoltura e lo sviluppo rurale, la libertà di commercio e l' ambiente nel contesto euro-mediterraneo, nonché l' informazione e la sensibilizzazione dell' opinione pubblica sulle suddette problematiche. La Cmss coordina a sua volta un programma per la valutazione e il controllo dell' inquinamento marino (Med Pol), sei Centri di Attività regionale (Car) e un Programma per la protezione dei siti storici costieri.

Dall'ambiente alla responsabilità sociale delle imprese
Dalle originarie preoccupazioni di salvaguardia dell'ambiente, il concetto di sviluppo sostenibile si è progressivamente esteso a temi quali la difesa dei diritti umani, lo sviluppo economico, la lotta alla fame e alle malattie, l'istruzione, fino a comprendervi gli aspetti di responsabilità sociale delle imprese.
Anche in questo caso il mondo dell'impresa ha accolto la sfida, associandosi all'attività degli organismi ufficiali di cooperazione internazionale in questi settori.
Ne sono esempio, tra gli altri, il “Global Compact”, un patto tra ONU e imprese, i Premi ICC/ UNEP – Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente e ICC/UNDP - Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo destinati alle imprese che si siano distinte in politiche per l'ambiente e particolari iniziative nei paesi in via di sviluppo.

Quanto all' impegno per la responsabilità sociale delle imprese, l'intento della ICC è quello di richiamare l'attenzione delle imprese sull'importanza della responsabilità sociale quale strategia per rispondere adeguatamente alle aspettative di una società e di un mercato sempre più esigenti da un punto di vista economico, sociale ed ambientale. Nel 2002 la ICC ha predisposto un documento dal titolo “Business in Society: making a positive and responsible contribution”, una guida pratica per le imprese che illustra come porsi nei confronti del tema della “corporate responsibility” e di un impegno volontario di agire in maniera responsabile nell'esercizio della propria attività, all'insegna dell'autoregolamentazione e non come obbligo cogente.
Molti progressi sono stati fatti nel corso degli ultimi decenni grazie alla volontà e all'impegno del settore industriale che hanno reso più sostenibili i processi produttivi e hanno consentito una loro diffusione globale offrendo nuove opportunità anche per i paesi meno sviluppati.
Sono infatti ormai moltissime le aziende italiane che si attivano per la salvaguardia dell'ambiente e per lo sviluppo sostenibile, nella piena consapevolezza del principio della responsabilità sociale delle imprese e pubblicano ogni anno, accanto al rendimento economico, un loro bilancio ambientale o sociale e di sostenibilità.
Il fine ultimo è - non solo - di costruire e sviluppare, all'interno dell'impresa stessa, una coscienza da cui essa, occorre sottolinearlo, non può far altro che trarre beneficio, ma anche di migliorare l'immagine dell'impresa stessa nei confronti del mondo esterno, e di conseguenza l'immagine globale del Paese che essa rappresenta.
Ma molto ancora si può fare proseguendo sulla strada intrapresa di uno sviluppo e di una produzione sostenibili con l'obiettivo di ottenere una migliore qualità della vita, migliori performance e minori costi industriali, incoraggiando la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie a minore impatto ambientale. Le problematiche legate all'ambiente che un tempo erano considerate un ostacolo allo sviluppo industriale vengono oggi considerate un'opportunità per migliorare il sistema industriale e la sua competitività, oltre che la qualità della vita di noi tutti.
Il mondo industriale internazionale, rappresentato dalla ICC, si impegna a proseguire a lungo termine questo sforzo attraverso strumenti volontari quali codici di condotta, sistemi di gestione ambientale, certificazioni e bilanci ambientali e sociali, tutti strumenti operativi che nascono da una volontà interna all'impresa e, per questo motivo, possono risultare di maggior efficacia e di completamento rispetto a regole imposte dall'esterno.
La responsabilità sociale deve essere considerata quindi come un investimento che, massimizzando il valore dell'impresa, può portare nel lungo termine crescita e ritorni economici attraverso una maggiore fiducia sia da parte degli investitori sia dei consumatori finali.

Global Compact
Il Global Compact, lanciato nel 1998 dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan e dall'allora Presidente ICC Adnan Kassar, rappresenta un importante passo in avanti sul percorso di una maggiore consapevolezza del concetto di partnership tra imprese, istituzioni, cittadini, lavoratori per la tutela dei diritti umani e per la promozione di un nuovo concetto di responsabilità sociale e ambientale dell'impresa. I Principi del Global Compact rappresentano un innovativo e ambizioso esperimento di cooperazione per colmare la distanza tra ambito legislativo imposto dai governi e ambito volontario dei codici di condotta del mondo imprenditoriale, basato sull'accettazione di principi a sostegno dei diritti umani, standard lavorativi e protezione dell'ambiente riconosciuti internazionalmente.
In particolare, i principi relativi all'ambiente mirano ad affermare il principio “precauzionale” in tutte le attività umane, promuovendo una maggiore responsabilità ambientale e incoraggiando lo sviluppo e la diffusione di tecnologie eco compatibili. Da un punto di vista imprenditoriale, l'approccio precauzionale implica la valutazione preventiva dei rischi, anche incerti, connessi all'attività industriale e del loro impatto sull'ambiente, essendo convinzione diffusa che qualsiasi azione preventiva sia preferibile per ridurre costi di adattamento o svantaggi nei confronti dei concorrenti, anche in anticipo delle norme, in un' ottica di competitività a lungo termine dell' impresa. La ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie acquista sempre maggiore importanza: tecnologie che proteggano l'ambiente, contribuiscano al risparmio energetico, sfruttino in maniera sostenibile le materie prime, gestiscano al meglio i rifiuti.
Il settore privato può contribuire in maniera sostanziale nella realizzazione di questa visione globale e sostenibile dell'economia.
La ICC è stata tra le prime associazioni imprenditoriali ad aderire al patto e annovera tra i suoi soci molte imprese che hanno concretamente risposto alla “sfida” dell'ONU.
La presentazione italiana del Global Compact si è svolta a Roma nel febbraio 2002 organizzata dall'associazione per la tutela dei consumatori e dei diritti dei cittadini “Cittadinanzattiva”, in collaborazione con l'Ufficio italiano delle Nazioni Unite, ABB Italia, Fiat, ENI, Telecom Italia e numerose banche. Nel maggio 2004, alla presenza del Ministro per gli Affari Esteri Franco Frattini, è stato ufficialmente lanciato il Global Compact Italia con un progetto ”Sviluppo Sostenibile attraverso il Global Compact” che si rivolge non solo alle grandi multinazionali ma anche e soprattutto alle piccole e medie imprese italiane, comprese le microimprese, in particolare quelle che operano o intendono operare nei paesi in via di sviluppo. L'ufficio italiano dell'ILO è stato individuato come agenzia esecutiva del progetto in quanto, oltre ad essere una delle cinque agenzie specializzate di riferimento del Global Compact, è l'unica agenzia delle Nazioni Unite ad avere una configurazione tripartita in cui lavoratori, imprenditori e governi sono rappresentati in modo paritario e con pari dignità in tutti i suoi organismi esecutivi.
Ad oggi, le imprese che aderiscono al Global Compact in Italia sono 143, tra cui Enel, Eni, Pirelli, Telecom, Tim e numerose banche.
Nel giugno 2004, nel 4° anniversario dell' istituzione del Global Compact, una delegazione di Capi d' impresa provenienti da ogni parte del mondo e aderenti al patto, con il coordinamento della Camera di Commercio Internazionale, ha incontrato a New York il Segretario Generale Kofi Annan per fare il punto sui risultati finora raggiunti.
In quell'occasione è stata approvata l'aggiunta del decimo principio relativo alla lotta alla corruzione.

La ICC, a conferma del suo forte impegno a favore dell'ambiente, dello sviluppo sostenibile e della responsabilità sociale delle imprese ha collaborato con organizzazioni internazionali per la promozione e la sensibilizzazione del mondo economico nei riguardi di queste tematiche. Ne sono esempio i Premi ICC-UNEP e ICC-UNDP istituiti rispettivamente con l'UNEP – il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente– e l'UNDP – il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, destinati alle imprese che si siano particolarmente distinte nella realizzazione di progetti relativi a queste tematiche.

Premio ICC/UNEP
Il premio ICC/UNEP World Summit Business Awards for Sustainable Development Partnerships è assegnato a cadenza biennale a quelle imprese che si siano maggiormente distinte per politiche ambientali e di gestione sostenibile delle risorse. Insieme all'UNEP, la ICC, con il contributo dei suoi Comitati a livello nazionale, svolge l'attività di selezione delle imprese candidate. Nell' edizione del Premio 2002, due imprese italiane sono state insignite di un riconoscimento per il loro impegno a favore dell'ambiente e dello sviluppo sostenibile: ENEL Spa per un progetto di fornitura di energia rinnovabile realizzato con altre sei compagnie elettriche in Indonesia e NOVAMONT Spa per un progetto di integrazione sostenibile tra chimica e ambiente.

Premio ICC/UNDP
In collaborazione con il Programma sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), invece, l'istituzione del Premio Millenium Development Goals a sostegno degli “Obiettivi di Sviluppo del Millennio”, sanciti nel settembre 2000 dai leader mondiali durante il Millennium Summit promosso dalle Nazioni Unite. Imprese di diversi settori si sono candidate presentando iniziative, ciascuna nell'ambito della propria attività, conformi con i principi economici, sociali e ambientali dello sviluppo sostenibile, che perseguano alcuni degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio quali il perseguimento della sostenibilità ambientale e sociale, la lotta alla povertà e alla fame nel mondo, lo sviluppo di una educazione elementare universale, la riduzione della mortalità infantile.
Anche in quest'occasione ICC Italia ha segnalato alcune imprese italiane per l'assegnazione del Premio, i cui vincitori sono stati proclamati in occasione del Congresso Mondiale della ICC, svoltosi nel giugno 2004 a Marrakesh. Tra le imprese che hanno ottenuto un riconoscimento anche una italiana, Federcasse – Federazione italiana delle banche di credito cooperativo per un progetto di sviluppo della microfinanza in Ecuador.

Link di interesse
www.iccwbo.org/index_sdcharter.asp
www.iccwbo.org/cg.htm
www.undp.org
www.unep.org
unfccc.int
www.minambiente.it/Sito/home.asp
www.unglobalcompact.org/Portal/Default.asp
www.globalcompactitalia.org
www.cittadinanzattiva.it
europa.eu.int/comm/environment/index_it.htm
www.eea.eu.int
www.ilo.org
www.gefweb.org
www.copit.org
A cura di Barbara Triggiani

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