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PRESENTATA AL PRESIDENTE PRODI LA "DICHIARAZIONE" DELLA ICC IN VISTA
DEL SUMMIT G8
Il presidente di ICC Italia Dott. Giancarlo Cerutti ha presentato il 18
maggio al presidente del Consiglio Romano Prodi e ai ministri interessati
(Massimo D’Alema, Tommaso Padoa Schioppa, Pierluigi Bersani, Emma Bonino,
oltre al Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi e al Sottosegretario
di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Enrico Letta) la
“Dichiarazione” che la Camera di Commercio Internazionale ha sottoposto –
come ogni anno – alla valutazione degli altri Capi di Stato e di Governo che
parteciperanno al Summit del G8 di Heiligendamm (Germania) del 6-8 giugno.
Il documento prende in oggetto la situazione dell’economia globale,
proponendo in particolare il punto di vista del mondo imprenditoriale su
quattro tematiche di grande importanza per le imprese: il
negoziato commerciale multilaterale noto come “Doha Round”, le crescenti
tendenze protezionistiche in materia di investimenti esteri manifestatesi
anche nei Paesi maggiormente industrializzati, il tema della sicurezza
energetica, la necessità per i Governi di tutelare adeguatamente la
proprietà intellettuale come fattore di innovazione e di progresso.
Il mondo delle imprese è fermamente convinto che il sistema multilaterale
degli scambi, gestito attraverso la Wto, costituisca il fondamento della
cooperazione economica internazionale, offrendo alle imprese e agli
investitori un’opportunità unica di intrapresa, fattore di prosperità e di
creazione di nuove attività e posti di lavoro.
La ICC ritiene che, nonostante le difficoltà finora registrate e il
ritardo accumulato nel negoziato, vi sia ancora la possibilità di una
conclusione positiva, a condizione di un sostanziale impegno dei leader del
G8 e di un’adeguata azione diplomatica nei confronti anche degli altri
Governi, per dar vita ad un accordo ambizioso ed equilibrato, in grado di
ristabilire una fiducia generale nei confronti del multilateralismo degli
scambi e degli investimenti.
A quest’ultimo riguardo, le
imprese esprimono preoccupazione per una nuova forma di protezionismo che si
va diffondendo in materia di investimenti, che induce i Governi ad adottare
o a minacciare misure intese a ostacolare il flusso di investimenti esteri,
giustificate con la necessità di salvaguardare settori cosiddetti strategici
o da motivazioni di sicurezza nazionale. È questa una tendenza che ha
riguardato di recente diversi comparti di attività d’impresa, dall’energia
ai servizi finanziari, dall’industria dell’acciaio a quella alimentare, al
tabacco, alle attività portuali. La ICC sottolinea a tale proposito il ruolo
insostituibile svolto dagli investimenti esteri nel trasferimento non
soltanto di capitali, ma anche di tecnologie, di know-how,
di capacità imprenditoriali che sole possono garantire la crescita
economica, l’occupazione, l’innalzamento dei livelli di benessere.
Per quanto attiene la politica
energetica, la ICC condivide l’inclusione nell’agenda di Heiligendamm del
tema dell’efficienza nella produzione e nell’impiego dell’energia.
L’efficienza energetica assicura benefici sia economici che per la
salvaguardia dell’ambiente, così come un importante contributo può venire
dalla diversificazione delle fonti, specie rinnovabili, anche se si deve
realisticamente riconoscere che la domanda dei prossimi anni continuerà a
basarsi essenzialmente sui combustibili fossili e sul nucleare. Dal canto
loro, le imprese hanno in larga parte adottato programmi di risparmio
energetico che cominciano ad incidere positivamente sulla domanda. Queste
tendenze andrebbero rafforzate con adeguate misure regolatorie fondate sulla
trasparenza dei prezzi e sull’incoraggiamento degli investimenti e dei
trasferimenti cross-border di tecnologie.
La ICC richiama infine l’attenzione sulla necessità di un’adeguata tutela della proprietà
intellettuale. L’estendersi delle attività di pirateria e contraffazione
scoraggia infatti la creatività e l’innovazione delle imprese, presenta in
non pochi casi rischi per la salute del consumatore alimentando la
criminalità organizzata, oltre a privare gli stessi Governi dei relativi
introiti fiscali.
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